“sono io sono io che ti spintono sul metrò
sono lo zingaro che volantina
sono il tuo incubo alla mattina
sono io che ti ricordi
sono io dopo una notte in bianco
sono un autista stanco
sono il compagno di banco svogliato che incolpa te
non sono io ma è questa città premeditata
la gente che ti evita prima ancora che tu l’abbia incontrata
e non ti lascia scampo
sono un pianista in bianco
si formano le nuvole e poi magari piove
magari qui piovesse qui da me c’è sempre il sole
e intanto tu, tu non mi scrivi più
io non ti ho scritto mai e allora che ne sai
sono malato sono malvagio e invece tu sei solo stupida, sei troppo stupida”
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“Memorie dal sottoscala” I demoni
A volte mi vengono in mente idee che non condivido.
“Quelle notti appartenevano unicamente a lei e costituivano il periodo più importante di tutta l’estate. Camminava nel buio, sola come se fosse l’unica abitante della città, e in quell’oscurità le sembrava che quella strada fosse di sua proprietà privata. Altri bambini avrebbero avuto paura di aggirarsi in quelle tenebre, ma lei non temeva nulla. Le bambine avevano il terrore di incontrare un uomo che, sbucato fuori da chissà dove, avrebbe fatto loro ciò che si fa con le mogli: Mick considerava stupide quasi tutte le bambine. Se un individuo come Joe Louis o Mountain Man Dean l’avesse assalita, lei sarebbe scappata, ma se avesse incontrato qualcuno della sua corporatura gli avrebbe allungato un bel calcio e poi via, per la sua strada! Le notti erano semplicemente meravigliose, e lei non voleva neanche ammettere di poter essere spaventata. Appena si trovava al buio si rifugiava nella musica e, percorrendo le strade solitarie, cantava ad alta voce con l’illusione che tutta la città la stesse ad ascoltare senza sapere che era le, Mick Kelly, a cantare. Durante quelle libere notti estive imparò moltissime cose. Ogni casa nel quartiere ricco della città possedeva una radio e, attraverso le persiane spalancate, la musica le giungeva limpida e sonora; in breve imparò moltissime cose a conoscere le famiglie che ascoltavano i programmi di suo gusto. Una di queste, per esempio, prediligeva la musica classica e allora Mick sgattaiolava nel giardino oscuro e rimaneva in ascolto, nascosta da un cespuglio sotto la finestra. Finito l’ascolto sostava a lungo nel suo angolino segreto con le mani in tasca e pensava. Quella era la parte più preziosa di tutta l’estate: ascoltare la musica alla radio e studiarla.”
Il cuore è un cacciatore solitario
Carson McCullers
The limits of my language means the limits of my world.